{"id":2276,"date":"2024-02-29T15:30:54","date_gmt":"2024-02-29T14:30:54","guid":{"rendered":"https:\/\/website.pa-online.it\/introd\/?page_id=2276"},"modified":"2024-03-05T21:07:04","modified_gmt":"2024-03-05T20:07:04","slug":"la-signora-dintrod","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/website.pa-online.it\/introd\/vivere-il-comune\/turismo\/la-signora-dintrod\/","title":{"rendered":"La Signora d\u2019Introd"},"content":{"rendered":"<p>Che il territorio dell\u2019attuale comune di Introd fosse popolato sin dalla pi\u00f9 remota antichit\u00e0 \u00e8 sempre stato supposto, se non decisamente sostenuto, da diversi studiosi. A cominciare dal toponimo stesso che, con la sua desinenza in \u2013<em>od\u00a0<\/em>(esito in contrazione di un originario \u2013<em>ascus)<\/em>, rimanderebbe ad un popolamento di ceppo ligure prima, e salasso poi.<\/p>\n<p>Tali considerazioni linguistiche furono quindi avvallate dal ritrovamento, avvenuto nel 1917, della necropoli eneolitica in localit\u00e0 Champrotard,\u00a0 posta attualmente in Comune di Villeneuve, ma nel luogo in cui il territorio alto di Introd trova il suo naturale sbocco nel fondovalle della Dora Baltea. In quell\u2019ormai lontano anno Piero Barocelli scav\u00f2 venticinque sepolture in tombe a cista che vennero da lui definite \u00abneolitiche\u00bb e cos\u00ec descritte: \u00abin generale costituite da quattro grossi lastroni di pietra messi a coltello e formanti una cassa approssimativamente rettangolare, chiusa da un quinto lastrone collocato a coperchio. Fondo della cassa \u00e8 il suolo naturale, consistente in un esteso banco arenoso nel quale le tombe furono scavate in guisa da affiorare col lastrone di copertura alla superficie del banco stesso. La lunghezza non \u00e8 mai maggiore di 1,40 m e la larghezza e la profondit\u00e0 si aggirano per quasi tutte attorno ai 50 cm. Tutte le tombe erano approssimativamente orientate est-ovest: il cranio sempre ad ovest e sempre poggiato sul lato sinistro. La collocazione delle ossa rappresenta in genere il corpo che giace a sinistra o colle gambe rannicchiate. Il bacino per\u00f2 e il torace sono spesso in posizione frontale. Varia \u00e8 la posizione delle braccia\u00bb. Venne altres\u00ec notata la pressoch\u00e9 totale assenza di corredo funerario, eccezion fatta per un frammento di ascia giadeitica ritrovato nella tomba n. 19 insieme ad un raschiatoio di quarzo e ad un punteruolo in selce; la tomba n. 25, invece, restitu\u00ec un dente di cinghiale forato per essere usato come ciondolo. Stante l\u2019estrema scarsit\u00e0 di materiale, soprattutto ceramico, fu grazie alla posizione dei defunti nelle tombe e alla stessa tipologia delle sepolture che Barocelli propose di attribuire questa necropoli al Neolitico Finale; ai fini della collocazione cronologica si rivelarono molto utili anche i confronti con analoghi piccoli gruppi di tombe gi\u00e0 individuati a Saint-Nicolas (nei pressi della chiesa parrocchiale, anch\u2019essa in posizione solitaria e rilevata assimilabile a quella occupata dalla chiesa di Introd, nel 1869 e successivamente nel 1885 furono rinvenute due tombe a cista contenenti monili ricavati da valve di\u00a0<em>Pectunculus<\/em>), e a Montjovet in corrispondenza di un terrazzo naturale a monte della frazione Fiusey, scavata nel 1909 da Ernesto Schiaparelli.<\/p>\n<p>Analoghe caratteristiche funerarie sono poi state riscontrate nella significativa necropoli di Vollein, in Comune di Quart, dove in seguito ad alcune prime segnalazioni riguardanti la presenza di tombe a cista affioranti nei campi,6 le indagini, avviate nel 1968 dall\u2019Ufficio beni archeologici della Soprintendenza sotto la direzione di Rosanna Mollo e Franco Mezzena, portarono in luce ben sessantasei tombe a cista di forma rettangolare realizzate secondo i canoni della stessa architettura tombale ritrovata a Villeneuve e con i defunti deposti rannicchiati sul fianco sinistro e col capo rivolto a sud\/sud-ovest, dunque in maniera analoga a quanto riscontrato nelle deposizioni di Champrotard.7 Tuttavia il pesante rimaneggiamento degli strati cui la necropoli \u00e8 da sempre stata sottoposta, soprattutto a causa dei continui lavori agricoli nella zona, ha notevolmente influito sulla possibilit\u00e0 di datarla con precisione; ad ogni modo, sulla base dell\u2019emblematica tipologia delle tombe, si sarebbe propensi ad accogliere una datazione ad epoca eneolitica (i cui limiti cronologici sono compresi tra il 3500 a.C. e il 2300 a.C.) cui attribuire sia le sepolture tipo Glis-Chamblandes (caratteristica della Civilt\u00e0 di Cortaillod, nell\u2019alto Rodano) gi\u00e0 note per la Tarantasia ed il Vallese svizzero, sia i materiali quali gli ornamenti di conchiglie (presenti anche a Villeneuve e Saint-Nicolas) e i frammenti ceramici, tra cui figurano esemplari scanalati e altri attribuibili alla\u00a0<em>facies\u00a0<\/em>culturale dei \u201cVasi a Bocca Quadrata\u201d. Il passaggio tra IV e III millennio a.C., porta naturalmente a ricordare la straordinaria area megalitica ad Aosta di Saint-Martin-de-Corl\u00e9ans, nella quale, a partire dai momenti finali del Neolitico, viene implicata l\u2019intera evoluzione dell\u2019Et\u00e0 del Rame sino alle porte dell\u2019Et\u00e0 del Bronzo. Delle molteplici peculiarit\u00e0 di questo importante giacimento archeologico su cui non possiamo soffermarci, in questa sede risulta di interesse segnalare la fase che vide la costruzione di poderose tombe a cista realizzate reimpiegando le pi\u00f9 antiche stele antropomorfe gi\u00e0 crollate oppure intenzionalmente spezzate.\u00a0 Tale tipologia tombale va ad allinearsi con la stessa architettura funeraria considerata nei precedenti casi e, di conseguenza, va a precisare ulteriormente l\u2019orizzonte cronologico di riferimento per questo genere di deposizioni.<\/p>\n<p>Parrebbe dunque assodata la presenza in Valle d\u2019Aosta di questa particolare\u00a0<em>facies\u00a0<\/em>culturale preistorica connotata dalle tombe a cista, alla quale va naturalmente associata una specifica dinamica insediativa che, per\u00f2, purtroppo ancora non \u00e8 ben nota, seppure a Vollein, oltre all\u2019area necropolare, sia stato individuato anche l\u2019abitato. Quest\u2019ampia panoramica ci ha consentito di cominciare ad inquadrare quelle che possono essere state le prime fasi di popolamento della zona afferente all\u2019attuale comune di Introd,\u00a0 dove si sarebbe portati ad immaginare la presenza dell\u2019abitato o nella conca posta immediatamente verso sud, o in corrispondenza dell\u2019altura oggi occupata dalla chiesa parrocchiale, dal castello, dal municipio e dalle scuole.<\/p>\n<p>\u00c8 altres\u00ec importante ricordare che, a sud-ovest del sito indagato, ad una ventina di metri dalla cappella del Santo Sudario, fonti locali parlano del ritrovamento, nel corso del XX secolo, di cinque tombe apparentemente a cista, anche se non necessariamente del tipo Chamblandes, che potrebbero testimoniare un uso a scopo funerario del luogo in pi\u00f9 momenti distribuiti tra il Neolitico e l\u2019Eneolitico.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 stata proprio la richiesta di procedere all\u2019ampliamento dell\u2019edificio scolastico da parte dell\u2019Amministrazione comunale, situato all\u2019interno di un areale di specifico interesse archeologico tutelato ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, della legge regionale 6 aprile 1998, n. 11 (Piano Territoriale Paesistico), nonch\u00e9 della legge regionale 10 giugno 1983, n. 56, a rendere necessaria l\u2019esecuzione di sondaggi archeologici preventivi cos\u00ec come previsto, appunto, dalle norme di tutela.<\/p>\n<p>Seguendo dunque il corretto\u00a0<em>iter\u00a0<\/em>procedurale, l\u2019Assessorato Istruzione e Cultura, attraverso i propri tecnici della Soprintendenza, ha richiesto apposite indagini preliminari al fine di verificare che la porzione di terreno destinata ad ospitare il nuovo ampliamento delle scuole non presentasse elementi archeologici tali da pregiudicarne, appunto, la fattibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Dopo una serie di sopralluoghi e in seguito alla raccolta di tutte le informazioni storico-archeologiche relative ad acquisizioni pregresse, le operazioni di scavo prendono avvio in data 28 giugno 2011.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-2280\" src=\"https:\/\/website.pa-online.it\/introd\/wp-content\/uploads\/sites\/76\/2024\/02\/59-265x300.webp\" alt=\"\" width=\"564\" height=\"638\" srcset=\"https:\/\/website.pa-online.it\/introd\/wp-content\/uploads\/sites\/76\/2024\/02\/59-265x300.webp 265w, https:\/\/website.pa-online.it\/introd\/wp-content\/uploads\/sites\/76\/2024\/02\/59-220x250.webp 220w\" sizes=\"auto, (max-width: 564px) 100vw, 564px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che il territorio dell\u2019attuale comune di Introd fosse popolato sin dalla pi\u00f9 remota antichit\u00e0 \u00e8 sempre stato supposto, se non decisamente sostenuto, da diversi studiosi. 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